Si apre in una nuova scheda

Storia della musica tradizionale irlandese: dalle arpe antiche alle sessioni moderne

Storia della musica tradizionale irlandese

Su quest’isola si suona, si canta e si danza la musica tradizionale irlandese da più tempo di quanto chiunque possa stabilire con certezza. Le testimonianze archeologiche fanno risalire questa storia ad almeno quattromila anni fa. I documenti scritti citano arpisti, suonatori di cornamusa e cantanti fin dall’Alto Medioevo. E i brani suonati stasera nelle sessioni a Doolin e Dublino fanno parte di una catena ininterrotta che attraversa secoli di ritrovi attorno al focolare, navi di emigranti, strade della carestia e corti aristocratiche.

Questa è la storia di come questa tradizione è sopravvissuta, ha rischiato di estinguersi ed è tornata a fiorire con straordinaria vitalità.

Origini antiche (prima del 1600)

La più antica testimonianza materiale di pratica musicale in Irlanda è una serie di sei canne di legno intagliate a mano scoperte nella contea di Wicklow, risalenti a circa il 2000 a.C. Realizzate in legno di tasso, ricordano un flauto di Pan di grandi dimensioni. Corni di bronzo risalenti all’incirca alla stessa epoca — il Dord Íseal e il Dord Árd — sono stati rinvenuti nell’ovest e nel nord dell’isola. La musica, chiaramente, fa parte della vita su quest’isola sin dall’Età del Bronzo.

Già all’inizio dell’era medievale, l’Irlanda vantava una cultura musicale sofisticata, strettamente legata all’ordine sociale gaelico. L’arpa (cláirseach) era lo strumento di maggior prestigio, suonato da arpisti professionisti che occupavano posizioni d’onore nelle corti di capitribù e sovrani. Nell’Irlanda gaelica, secondo l’opera di W.H. Grattan Flood A History of Irish Music (1905), erano d’uso comune almeno dieci strumenti, tra cui varie forme di arpe, cornamuse, flauti, corni e una forma primitiva di fiddle. Componimenti poetici risalenti già al VII secolo menzionano l’uso del fiddle, secoli prima dello sviluppo del violino moderno.

Si trattava di una cultura orale. La musica si apprendeva a orecchio, tramandata da maestro ad apprendista, ed era legata a occasioni specifiche: banchetti, battaglie, lamenti funebri, celebrazioni. Nulla veniva messo per iscritto: melodie e canti vivevano nella memoria e nelle dita di chi li suonava.

La tradizione dell’arpa (X–XVIII secolo)

La tradizione dell’arpa irlandese raggiunse il suo apice all’incirca tra il X e il XVII secolo. Le arpe con corde di metallo producevano un suono brillante e squillante, molto diverso da quello degli strumenti moderni con corde in budello o nylon. Gli arpisti godevano di un rango elevato: sedevano alla tavola del capotribù, erano esentati da alcune leggi e la loro arte era considerata una delle attività più nobili della società gaelica.

La figura più celebre della tarda tradizione arpistica fu Turlough O’Carolan (1670–1738), arpista cieco itinerante e compositore originario della contea di Meath. O’Carolan viaggiava tra le dimore della nobiltà irlandese e anglo-irlandese, componendo brani in onore dei suoi mecenati. La sua musica fondeva la tradizione dell’arpa irlandese con influenze barocche — si racconta fosse un ammiratore di Corelli e Vivaldi — dando vita a melodie di tale bellezza da essere eseguite ancora oggi. Brani come Planxty Irwin, Eleanor Plunkett e Sí Bheag, Sí Mhór sono capisaldi del moderno repertorio trad.

L’ordine sociale gaelico che sosteneva gli arpisti crollò nel XVII secolo sotto la conquista inglese e le Leggi Penali. Senza mecenati, la tradizione dell’arpa languì fino a spegnersi quasi del tutto. Il Belfast Harp Festival del 1792 fu l’ultimo tentativo di documentare ciò che restava: Edward Bunting trascrisse le esecuzioni dei dieci arpisti superstiti, molti dei quali anziani e non vedenti. Fu una conclusione, non un inizio: la tradizione dell’arpa con corde di metallo si spense di fatto con quegli ultimi suonatori.

La musica da ballo e la cultura popolare (XVII–XIX secolo)

Mentre la tradizione aristocratica dell’arpa declinava, la musica popolare — le jig, i reel, gli hornpipe e i canti che costituiscono il cuore di ciò che oggi chiamiamo “trad” — era in pieno fermento. Era musica da ballo, suonata con fiddle, flauti, cornamuse e whistle ai crocicchi delle strade, durante le feste in casa (house dance) e nelle fiere di paese.

Il fiddle si diffuse capillarmente in Irlanda a partire dal XVII secolo. Le uilleann pipes si svilupparono nel XVIII secolo da precedenti forme di cornamusa a mantice, diventando progressivamente più complesse e raffinate. Il flauto di legno si affermò quando, a metà dell’Ottocento, i musicisti classici abbandonarono i loro strumenti a sistema semplice a favore del moderno flauto Boehm: i musicisti irlandesi recuperarono quegli strumenti dismessi e li fecero propri. I tin whistle iniziarono a essere prodotti in serie a Manchester a partire dagli anni Quaranta dell’Ottocento.

I maestri di danza itineranti svolsero un ruolo fondamentale nella diffusione di musica e balli nell’Irlanda rurale. Spostandosi di villaggio in villaggio per insegnare passi e melodie, introdussero nel repertorio irlandese nuove forme provenienti dal continente: polka, mazurka e set dance. La polka arrivò all’inizio del XIX secolo e trovò una dimora d’elezione nelle contee di Kerry e Cork. Il set dancing, derivato dalle quadriglie francesi, divenne la forma dominante di ballo sociale.

I primi raccoglitori di musica iniziarono a documentare ciò che ascoltavano. George Petrie pubblicò la sua raccolta Ancient Music of Ireland nel 1855. Le precedenti raccolte di Edward Bunting (1796–1840) avevano preservato il patrimonio dell’arpa. Ma la raccolta più importante sarebbe arrivata più tardi, da una fonte del tutto inaspettata: un poliziotto di Chicago.

La Carestia e l’emigrazione (1845–anni Venti del Novecento)

La Grande Carestia del 1845–1852 devastò l’Irlanda. Oltre un milione di persone morì; più di un milione emigrò solo in quegli anni, e l’esodo proseguì su vastissima scala nei decenni successivi. Tra il 1820 e il 1920, oltre quattro milioni di irlandesi attraversarono l’Atlantico verso gli Stati Uniti.

La Carestia colpì duramente soprattutto i ceti rurali più poveri, proprio le comunità in cui la tradizione musicale era più radicata. I maestri di danza scomparvero. Le feste in casa si fecero sempre più rare. La musica sopravvisse, ma indebolita, portata avanti più dagli emigrati che dalle comunità in cui era nata e cresciuta.

In America, le comunità irlandesi di città come Chicago, New York, Boston e Filadelfia mantennero viva la musica. E fu proprio negli Stati Uniti che ebbe luogo l’opera di conservazione più importante per la tradizione. Francis O’Neill (1848–1936), emigrato originario di Cork diventato capo della polizia di Chicago, fu un appassionato collezionista di musica irlandese. Le sue pubblicazioni — O’Neill’s Music of Ireland (1903, contenente 1.850 brani) e The Dance Music of Ireland (1907, noto semplicemente come “The Book”, con 1.001 melodie) — sono le raccolte di musica da ballo irlandese più complete mai compilate. Praticamente ogni musicista tradizionale vivente ha imparato dei brani dalle raccolte di O’Neill.

Molte di queste raccolte, e molto altro, sono oggi conservate dall’Irish Traditional Music Archive a Dublino.

Le incisioni di New York (anni Venti e Trenta)

L’invenzione del fonografo cambiò ogni cosa. Negli anni Venti e Trenta, le case discografiche di New York iniziarono a incidere le esecuzioni dei musicisti emigrati irlandesi per il mercato commerciale. Questi 78 giri venivano venduti alle comunità irlandesi in America e spediti in patria, dove passavano di casa in casa per essere ascoltati sui grammofoni nelle cucine e nei salotti.

L’impatto fu rivoluzionario. Per la prima volta, un suonatore di fiddle nelle campagne del Mayo poteva ascoltare un virtuoso dello Sligo al culmine delle sue capacità espressive. Michael Coleman, James Morrison e John McKenna — tutti emigrati a New York dalle contee di Sligo e Leitrim — realizzarono registrazioni che stabilirono nuovi standard per velocità, ornamentazione ed espressività. Le incisioni di Coleman, in particolare, ebbero un impatto travolgente sulla tradizione. Il suo stile fluido e riccamente ornato divenne il modello di riferimento, la cui influenza perdura ancora oggi a un secolo di distanza.

Le registrazioni newyorkesi ebbero anche un effetto omologante. Gli stili regionali sviluppatisi in isolamento iniziarono a convergere, poiché i musicisti di ogni contea cercavano di emulare il suono di Sligo ascoltato sui 78 giri. Si perse parte della diversità originaria, ma quelle incisioni garantirono che centinaia di brani venissero preservati nell’atto dell’esecuzione viva, e non solo sulla carta.

Leggi la nostra guida ai grandi protagonisti della musica tradizionale irlandese, tra cui Coleman, Morrison e McKenna

Declino e rinascita (anni Quaranta–Sessanta)

A metà del Novecento, la musica tradizionale irlandese attraversava un momento critico. Il paese si stava modernizzando, l’emigrazione continuava a svuotare le comunità rurali e la musica veniva sempre più percepita come antiquata, simbolo di povertà e arretratezza piuttosto che patrimonio da celebrare. Le céilí band, popolarissime nelle sale da ballo, cedettero il passo alle showband che suonavano cover pop e country. La musica tradizionale si ritirò ai margini.

Due forze decisive iniziarono a invertire la rotta. La prima fu Comhaltas Ceoltóirí Éireann (CCE), fondata nel 1951 per promuovere la musica tradizionale attraverso concorsi (fleadhanna), corsi e sedi locali. L’annuale Fleadh Cheoil na hÉireann divenne l’evento cardine della tradizione, capace di radunare migliaia di musicisti e di restituire un forte senso di comunità e appartenenza.

La seconda forza fu Séan Ó Riada, compositore di formazione classica che comprese il valore artistico della musica tradizionale e si adoperò per presentarla in modi inediti. Nel 1961 fondò Ceoltóirí Chualann, un ensemble che arrangiava brani trad per piccoli gruppi con una ricercatezza mai tentata prima. Ó Riada trattò la musica irlandese come musica d’arte, degna delle sale da concerto tanto quanto delle mura domestiche. Diversi membri di Ceoltóirí Chualann avrebbero poi fondato i Chieftains.

Nel frattempo, in America, il folk revival faceva scoprire la musica irlandese a un pubblico del tutto nuovo. Nel 1961 i Clancy Brothers e Tommy Makem apparvero all’Ed Sullivan Show, indossando i loro iconici maglioni delle isole Aran e cantando ballate irlandesi. Divennero star internazionali e accesero una vasta ondata di interesse per il folk irlandese su entrambe le sponde dell’Atlantico.

L’epoca d’oro (anni Settanta e Ottanta)

Gli anni Settanta sono stati con ogni probabilità il decennio più creativo nella storia della musica tradizionale irlandese. Emerse una generazione di musicisti e gruppi straordinari che presero la tradizione e la resero fresca, entusiasmante e attuale.

The Chieftains, guidati da Paddy Moloney, suonavano già dai primi anni Sessanta, ma raggiunsero il loro apice artistico negli anni Settanta con una serie di album che misero in luce il meglio della musica strumentale irlandese. I Planxty — Christy Moore, Dónal Lunny, Andy Irvine e Liam O’Flynn — unirono strumenti tradizionali ad arrangiamenti contemporanei, infondendo nella musica un’energia pura e giovanile. La Bothy Band suonava con una veemenza che faceva sembrare il trad la musica più travolgente del pianeta. I De Dannan misero in mostra lo straordinario violino di Frankie Gavin e lanciarono le carriere di cantanti come Dolores Keane e Mary Black.

Dónal Lunny fu la figura di raccordo di quell’epoca. Suonò nei Planxty, nella Bothy Band e nei Moving Hearts, introdusse il bouzouki come strumento fondamentale del trad e produsse gli album di decine di altri artisti. La sua influenza sul sound del trad moderno è forse superiore a quella di qualsiasi altro singolo musicista.

Alla fine degli anni Ottanta, il revival era ormai una realtà consolidata. Una fitta rete di sessioni, festival, scuole e incisioni discografiche teneva viva la tradizione. Realtà come Comhaltas e la Willie Clancy Summer School (fondata nel 1973) offrirono solide strutture organizzative. E una nuova generazione di interpreti — Martin Hayes, Sharon Shannon, i Lúnasa, gli Altan, i Dervish — si stava già affacciando sulla scena.

Scopri i musicisti di quest’epoca nella nostra guida ai grandi protagonisti della musica tradizionale irlandese

Riverdance e il palcoscenico globale (anni Novanta–Duemila)

Nel 1994, l’intermezzo dell’Eurovision Song Contest a Dublino cambiò per sempre le regole del gioco. Riverdance — un’esibizione di sette minuti con ballerini e musicisti irlandesi — affascinò il pubblico televisivo internazionale e diede il via a un fenomeno mondiale. Lo spettacolo teatrale che ne nacque fece il giro del mondo, avvicinando milioni di persone alla musica e alla danza irlandesi e dimostrando che questa tradizione poteva conquistare il grande pubblico commerciale.

Tra gli anni Novanta e i Duemila, il trad irlandese ottenne una visibilità internazionale senza precedenti. The Chieftains continuarono a esibirsi in tournée e a collaborare con artisti di fama mondiale. Nuove formazioni come i Lúnasa e i Flook ampliarono i confini della musica strumentale. Lo stile meditativo al fiddle di Martin Hayes conquistò appassionati di classica e jazz; la fisarmonica di Sharon Shannon rese il trad accessibile al pubblico del pop. Nel frattempo, l’avvento di Internet — con siti come TheSession.org, web radio e registrazioni digitali — rese questa musica fruibile a chiunque, ovunque e in qualsiasi momento.

La tradizione oggi

Nel 2026, la musica tradizionale irlandese gode di una salute straordinaria, forse la migliore di sempre. Oggi a suonarla sono più persone che in qualsiasi altra epoca storica. L’annuale Fleadh Cheoil na hÉireann attira centinaia di migliaia di visitatori. Ogni sera si tengono sessioni in ogni contea d’Irlanda e nelle città di tutti i continenti. Liutai e costruttori di strumenti, etichette discografiche, festival, summer school e piattaforme didattiche online compongono un solido ecosistema a sostegno della tradizione.

La scena contemporanea è vibrante ed eterogenea. Artisti come John Francis Flynn, Cormac Begley, i Lankum, gli Ye Vagabonds e Caoimhín Ó Raghallaigh stanno ridefinendo i confini di ciò che il trad può essere, mentre migliaia di musicisti mantengono vivo il repertorio fondamentale nelle sessioni di ogni martedì sera nei pub di tutta l’Irlanda. È una tradizione antica, ma non è mai stata così viva.

E puoi ascoltare tutto questo — dai crepitanti 78 giri degli anni Venti fino agli album usciti questa settimana — su Radio Siamsa.

Ascolta ora: consulta la nostra guida su come ascoltare Radio Siamsa

Leggi la nostra guida completa alla musica tradizionale irlandese

Domande frequenti

Quanto è antica la musica tradizionale irlandese?

Le testimonianze archeologiche di strumenti musicali in Irlanda risalgono a circa il 2000 a.C. La tradizione dell’arpa è documentata almeno a partire dal X secolo. La musica da ballo — le jig, i reel e gli hornpipe che costituiscono il nucleo del trad moderno — risale principalmente al XVIII e XIX secolo, sebbene molte melodie abbiano radici ancora più antiche.

Da dove ha origine la musica tradizionale irlandese?

È nata dalle consuetudini musicali del popolo irlandese nel corso di molti secoli. La tradizione dell’arpa era legata all’aristocrazia gaelica; la musica da ballo è invece fiorita tra la gente comune, influenzata da forme europee (la polka dalla Boemia, il reel dalla Scozia, l’hornpipe dall’Inghilterra) che sono state assimilate e rese pienamente irlandesi. L’emigrazione ha poi portato questa musica in America, dove è stata preservata e incisa su disco.

Cosa ha rischiato di far scomparire la musica tradizionale irlandese?

Diversi fattori congiunti. La Grande Carestia (1845–1852) devastò le comunità rurali dove la tradizione era più forte, e la continua emigrazione le spopolò ulteriormente. Nel Novecento, la modernizzazione e l’urbanizzazione fecero apparire il trad come qualcosa di superato. Negli anni Cinquanta la tradizione era ormai in grave declino.

Che cosa l’ha salvata?

La fondazione di Comhaltas Ceoltóirí Éireann nel 1951, la nuova visione con cui Séan Ó Riada ripropose il trad, il successo internazionale dei Clancy Brothers e la straordinaria creatività delle band degli anni Settanta come The Chieftains, Planxty e The Bothy Band. Insieme, hanno reso il trad di nuovo emozionante e contemporaneo.

Chi era Francis O’Neill?

Francis O’Neill (1848–1936) fu un emigrato originario di Cork che divenne capo della polizia di Chicago. Appassionato ricercatore e collezionista di musica irlandese, con le sue pubblicazioni — in particolare The Dance Music of Ireland (1907) — raccolse e salvò oltre mille melodie, che rimangono ancora oggi un punto di riferimento fondamentale per i musicisti tradizionali.

Qual è stato l’impatto di Riverdance?

Riverdance, nato nel 1994 come intermezzo all’Eurovision Song Contest, è diventato uno spettacolo teatrale di successo planetario che ha fatto conoscere la musica e la danza irlandesi a milioni di persone nel mondo. Ha dimostrato che questa tradizione poteva avere un enorme richiamo commerciale e ha scatenato un rinnovato interesse per la cultura irlandese.

Approfondimenti

Indice