Si apre in una nuova scheda

Gli album essenziali di musica trad irlandese da avere assolutamente

Ce lo chiedono in continuazione: da dove dovrei iniziare? Quali album dovrei comprare per primi? Se potessi possedere solo venti dischi di musica trad irlandese, quali dovrebbero essere?

Ovviamente è una domanda impossibile. La tradizione è troppo vasta e profonda per essere racchiusa in un unico elenco. Ma ci abbiamo provato. Ecco venti album che, insieme, abbracciano tutta l’ampiezza della musica tradizionale irlandese: dal fiddle solista agli arrangiamenti per band completa, dagli anni Sessanta agli anni Venti del Duemila, dalla quieta contemplazione all’energia più travolgente. Non sono gli unici grandi album in circolazione, ma sono quelli che metteremmo in mano a chiunque desideri capire cos’è questa musica e perché è così importante.

Potrete ascoltare ciascuno di questi dischi su Radio Siamsa. Ma possederli — sedersi ad ascoltarli dall’inizio alla fine — è un’esperienza diversa rispetto all’ascolto dei singoli brani in streaming. Gli album sono dichiarazioni di poetica; hanno una forma e un intento precisi. Questi venti sono i manifesti sonori che hanno definito la tradizione.

Le fondamenta

I dischi che hanno plasmato la tradizione moderna.

1. The Chieftains 4 (1973) — The Chieftains

Se dovete possedere un solo album dei Chieftains, scegliete questo. Il quarto della serie rappresenta l’apice del primo stile di arrangiamento di Paddy Moloney: pura musica strumentale tradizionale — reel, jig, slow air, un pezzo di O’Carolan — arrangiata con un senso della dinamica e delle trame tipico della musica da camera. I duetti al whistle di Seán Potts e Paddy Moloney sono superbi. L’accompagnamento pizzicato al fiddle di Martin Fay è un tocco inconfondibile che nessun altro è mai riuscito a replicare. Questo è l’album che ha dimostrato come il trad potesse essere musica d’arte senza perdere la propria anima.

2. Planxty (1973) — Planxty

L’omonimo debutto, a volte chiamato il “Black Album” per via della copertina. Quattro musicisti straordinari — Christy Moore, Dónal Lunny, Andy Irvine, Liam O’Flynn — che reinventano il suono e l’anima del trad. Il bouzouki di Lunny, le uilleann pipes di O’Flynn, la voce di Moore, il mandolino e la visione folk globale di Irvine. Non somigliava a nulla di quanto sentito prima, e suona incredibilmente fresco ancora oggi.

3. The Bothy Band (1975) — The Bothy Band

L’esordio che ha dato vita a migliaia di sessioni. Il flauto di Matt Molloy, il fiddle di Paddy Glackin, il bouzouki di Dónal Lunny, il clavinet e la voce di Tríona Ní Dhomhnaill, la chitarra di Micheál Ó Domhnaill: tutti suonano con una ferocia e una precisione d’insieme che hanno reso il trad la musica più elettrizzante del mondo. Il set iniziale di reel rimane una delle più grandi scariche di adrenalina nella storia della musica irlandese.

4. De Dannan (1975) — De Dannan

Il debutto della formazione di Galway, trainato dal pirotecnico fiddle di Frankie Gavin e dal caratteristico bouzouki di Alec Finn. L’energia è straordinaria: Gavin suona con una velocità e una precisione che rasentano l’umano. L’album ha inaugurato quello che sarebbe diventato noto come il “Galway Sound” e ha consacrato i De Dannan come una delle più grandi live band del panorama trad.

I capolavori solisti

Singoli musicisti all’apice della loro maestria.

5. Martin Hayes (1993) — Martin Hayes

L’album d’esordio omonimo che ha annunciato un approccio completamente nuovo al violino irlandese. Laddove la maggior parte dei suonatori di fiddle suona a ritmi sostenuti e con ricchi abbellimenti, Hayes suona lentamente, con parsimonia, infondendo un’intensità meditativa che svela il cuore emotivo delle melodie. Accompagnato solo dalla chitarra di Dennis Cahill, l’album è intimo, misurato e profondamente commovente. Se questo disco non vi emoziona, forse il trad non fa per voi.

6. The Lonesome Touch (1997) — Martin Hayes & Dennis Cahill

La seconda collaborazione tra Hayes e Cahill e, per molti ascoltatori, la loro vetta artistica. Il set di reel iniziale cresce lungo quindici minuti, partendo da un sussurro fino a trasformarsi in una valanga di suono. Le slow air sono strazianti. Un vero e proprio disco da isola deserta.

7. Sharon Shannon (1991) — Sharon Shannon

Il debutto che è diventato uno dei dischi trad più venduti nella storia d’Irlanda. L’organetto di Sharon Shannon regala un’esecuzione gioiosa, ritmata e irresistibilmente trascinante. L’album mescola il trad puro con influenze di altri generi — cajun, country, rock — senza mai recidere le proprie radici. Ha avvicinato al trad un pubblico completamente nuovo e suona ancora oggi come una grande festa.

8. Feadóga Stáin (1979) — Mary Bergin

L’album che ha dimostrato come il tin whistle potesse essere uno strumento per veri virtuosi. Lo stile di Bergin è sbalorditivamente veloce, minuziosamente ornato e leggero come l’aria. Con l’accompagnamento di Alec Finn al bouzouki, il disco ha rivoluzionato il ruolo del whistle nella tradizione. Un ascolto fondamentale per chiunque suoni o ami questo strumento.

9. The Given Note (1995) — Liam O’Flynn

Il capolavoro solista di O’Flynn. Un’esecuzione alle uilleann pipes dalla tecnica immacolata e dalla profonda musicalità, che attinge all’eredità di Séamus Ennis e Willie Clancy. Il titolo prende spunto da una poesia di Seamus Heaney, e l’album ne riflette l’anima: preciso, risonante, capace di trasmettere molto più delle semplici note.

10. Paddy Keenan (1975) — Paddy Keenan

L’anima selvaggia delle pipes. Laddove O’Flynn è raffinato e controllato, Keenan è viscerale, ritmicamente imprevedibile ed esaltante. Il suo album di debutto cattura le uilleann pipes nella loro forma più sfrenata. Se l’album di O’Flynn è una cattedrale, quello di Keenan è un falò acceso sul fianco di una collina.

Il panorama della tradizione

Album che mostrano l’ampiezza e la profondità di questa musica.

11. The Star Above the Garter (1969) — Denis Murphy & Julia Clifford

La registrazione definitiva della tradizione violinistica dello Sliabh Luachra. Fratello e sorella del Kerry, Murphy e Clifford suonano polka, slide e reel della loro regione con una foga ritmica e un’autenticità che nessuna incisione in studio ha più eguagliato da allora. Ruvido, potente e profondamente radicato nel ballo. Se volete capire come suona lo Sliabh Luachra, partite da qui.

12. The Return from Fingal (1997) — Séamus Ennis

Una raccolta postuma che riunisce alcune delle migliori incisioni di Ennis alle pipes. Ennis non aveva eguali: tecnicamente eccelso, profondo conoscitore della musica e capace di esecuzioni di straordinaria varietà emotiva. Le slow air presenti in questo album sono tra i momenti più commoventi di tutta la musica irlandese.

13. The Noel Hill & Tony Linnane (1979)

L’incisione che ha consacrato Noel Hill come il più grande suonatore di concertina della tradizione. Accompagnato da Tony Linnane al fiddle, Hill offre un’interpretazione tecnicamente impeccabile e intensamente musicale, radicata nella tradizione del Clare ma capace di spingere lo strumento verso nuovi orizzonti.

14. East Wind (1992) — Altan

L’album della svolta per la band del Donegal. Il fiddle e la voce di Mairead Ní Mhaonaigh sprigionano la fiera energia ritmica tipica della tradizione del Donegal, catturando il gruppo all’apice della propria forma. Una perfetta introduzione a ciò che rende unica la musica del Donegal.

15. Irish Heartbeat (1988) — Van Morrison & The Chieftains

Il grande album d’incontro tra generi diversi. La voce di Van Morrison si unisce alle pipes di Paddy Moloney attraverso una selezione di canti tradizionali e folk. Il risultato funziona incredibilmente bene: l’anima soul e viscerale di Belfast portata da Morrison si sposa a meraviglia con il repertorio, mentre i Chieftains suonano con evidente gioia. Non è un album trad purista, ma è stato la porta d’ingresso a questo mondo per milioni di ascoltatori.

L’era moderna

Album che mostrano verso dove si sta muovendo la tradizione.

16. Lúnasa (1998) — Lúnasa

L’omonimo debutto della band che ha ridefinito gli standard degli ensemble trad moderni. Arrangiamenti serrati, esecuzioni virtuosistiche e un suono che rispetta la tradizione pur risultando inconfondibilmente contemporaneo. Il flauto di Kevin Crawford è uno dei punti di forza assoluti.

17. The Gloaming (2014) — The Gloaming

Il progetto corale guidato da Martin Hayes, che fa dialogare il trad con la musica contemporanea e colta. Il canto sean-nos di Iarla Ó Lionáird si fonde con il fiddle di Hayes, l’hardanger d’amore di Caoimhín Ó Raghallaigh, la chitarra di Dennis Cahill e il pianoforte di Thomas Bartlett. È un disco che divide: alcuni tradizionalisti lo considerano troppo lontano dalle radici. Ma è innegabilmente potente e ha aperto le porte del trad a un pubblico proveniente dalla classica e dal jazz.

18. I Would Not Live Always (2021) — John Francis Flynn

L’album di debutto del cantante e flautista di Dublino, già vincitore di due RTÉ Folk Awards. Il canto di Flynn è grezzo, potente e profondamente legato alla tradizione delle ballate dublinesi. L’album si colloca al confine tra antico e contemporaneo, e rappresenta il meglio di ciò che la nuova generazione sta creando a partire da questa musica.

19. Cormac Begley (2018) — Cormac Begley

Un album solista per concertina che esplora l’intera estensione dello strumento — dal soprano al basso — in modi mai tentati prima. Lo stile di Begley possiede una potenza fisica e un’immediatezza emotiva tali da far sembrare la concertina uno strumento completamente nuovo. Registrato in una chiesa nel West Kerry, sfrutta l’acustica dell’edificio come parte integrante della musica.

20. False Lankum (2023) — Lankum

Non un album trad in senso convenzionale, ma un disco che non potrebbe esistere senza la tradizione. I Lankum prendono brani tradizionali e li sottopongono a un trattamento sonoro che attinge a drone music, ambient e post-rock: il risultato è oscuro, immersivo e straordinariamente originale. Ha ricevuto la nomination al Mercury Prize ed è entrato nelle classifiche di fine anno di tutto il mondo. È l’album che negli anni Venti del Duemila ha fatto conoscere il canto tradizionale irlandese a più persone in assoluto.

Come orientarsi in questa lista

Non cercate di acquistarli tutti e venti in una volta sola. Cominciate con tre o quattro titoli che vi incuriosiscono in base allo strumento o al periodo storico che preferite. Se amate il fiddle, partite da Martin Hayes e Denis Murphy. Se amate le pipes, iniziate con Liam O’Flynn e Paddy Keenan. Se preferite i gruppi, scegliete Planxty e The Bothy Band. Se vi affascina la scena contemporanea, puntate su Lankum e John Francis Flynn.

E tra un disco e l’altro, sintonizzatevi su Radio Siamsa. Il nostro flusso attinge da tutte queste registrazioni e da migliaia di altre. Gli album offrono la profondità, la radio la varietà. Insieme, vi daranno una solida conoscenza della tradizione che altrimenti richiederebbe anni di ascolti.

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Domande frequenti

Qual è il miglior album di musica tradizionale irlandese per iniziare?

L’omonimo debutto di Martin Hayes (1993) è un punto di partenza ideale: è splendido, accessibile e cattura il cuore emotivo di questa musica. Per i gruppi, il debutto dei Planxty (1973) è difficile da eguagliare. Per un tocco contemporaneo, provate I Would Not Live Always (2021) di John Francis Flynn.

Qual è il più grande album di musica trad irlandese di tutti i tempi?

Non esiste una risposta univoca. Planxty (1973), The Bothy Band (1975) e The Lonesome Touch (1997) di Martin Hayes & Dennis Cahill sarebbero tutti ottimi pretendenti. Dipende se si apprezza maggiormente l’innovazione, il virtuosismo o la profondità emotiva.

Questi album sono disponibili su Spotify?

La maggior parte sì, anche se alcune registrazioni più datate potrebbero essere disponibili solo su CD o tramite rivenditori specializzati. Gli album più recenti si trovano su tutte le principali piattaforme di streaming.

Dove posso ascoltare questi album?

Radio Siamsa trasmette brani tratti da tutti questi album. Lo streaming è gratuito e attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7 su siamsa.ie. Per l’ascolto degli album completi, le opzioni migliori sono Spotify, Apple Music e Bandcamp.

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